Forum Stardo: La caverna del Cazzeggio

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Le avventure D.Tier - D.Tier va in vaticano
view post Posted on 2/2/2009, 17:46quoteggia
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 9/2/2010, 02:41


"Le Avventure D.Tier" è un inutile romanzo scritto da me, narra le peripezie insensate del noto brutallaro in luoghi e periodi inesistenti, ed è sostanzialmente una trilogia di quattro volumi: "D.Tier va in vaticano", "D.Tier va a casa di Freddy", "D.Tier compra la merenda" e "D.Tier e il destino del mondo". Come romanzo d'appendice (e per questo vicino al buco del culo) posterò un capitolo ogni quantigiornimipare circa, lasciandovi in uno stato di suspance alla fine di ogni episodio. Si sconsiglia la lettura a tutti, pure ai sassi.


Un ringraziamento a tutti gli annoiati lettori,
Blash.



Capitolo 1: EPILOGO



Era un giorno come quello prima, come quello prima ancora, e il giovane D.Tier.

Improvvisamente si alzò dal letto (era sdraiato ma non dormiva) e si affacciò alla finestra per bestemmiare; ormai non smoccolava più in casa perchè gli si erano annerite tutte le pareti e non si respirava più, ma soprattutto perchè l'ultimo porcone aveva rotto il frigo e ora doveva mangiare solo cibo avariato. Abitava in una piccola casetta a schiera a due piani, con garage interrato e un modesto giardino; l'aveva comprata dopo aver venduto i parenti al mercato nero, e con i soldi avanzati si era preso una vecchia panda bianca usata, la Playstation 3 e un libro di necromanzia.
Dopo aver svegliato tutto il vicinato decise che era ora di mangiare qualcosa, quindi aprì la porta con l'alito e scese le scale che portavano al piano terra. Arrivato in cucina iniziò ad aprire ogni tipo di cassetti, scaffali, armadi e intestini, ma ogni forma di cibo anche lontanamente commestibile era esaurita.
"***** ***" pensò "******* ******* *****, mi toccherà *** ****** fare la spesa, ********* * ***!" e patatrac uscì di casa. Il giardino era grande più o meno come un paio di tavoli da ping pong, ma nel suo piccolo potevano essere ammirati vari elementi d'arredamento, come una quercia con un cappio appeso ad un ramo, tre lapidi piantate nel terreno, una siepe senza foglie e una tanica di scorie radioattive per metà sotterrata, il tutto circondato da erba secca e qualche merda defecata dal padrone di casa di equal idratazione. Il metallaro guardò la corda appesa all'albero, esclamando "From which of this oak shall I hang myself?" quindi spostò il cappio su un altro ramo.
Dopo una breve passeggiata Tier raggiunse il garage, a cui si accedeva facendo il giro della serie di edifici. Nonostante la scarsa visibilità riconobbe subito l'antro in cui la propria automobile era parcheggiata, anche perchè usciva mezzo cofano da sotto la serranda violentemente abbattuta su di esso. Senza curarsi di risollevarla il giovane entrò nella vettura (non c'era bisogno di aprire lo sportello sinistro, visto che era stato tranciato via per cause ignote), raccolse un'ascia da guerra poggiata sui sedili posteriori e sfasciò il parabrezza per sentire il vento tra i capelli, poi si ricordò che c'era il tettino apribile e tirò un bestemmione che mise in moto l'auto. Inserì nello stereo un cd avant-garde e partì a tutta birra (in tutti i sensi) alla volta del supermercato , distruggendo ciò che rimaneva della serranda.
Non era un gran guidatore, il Tier. Spesso imboccava sensi unici al contario, investiva i pedoni sulle striscie, andava contromano in autostrada, non rispettava la segnaletica, andava a 66 km/h fissi e tra l'altro faceva le corna a ogni sorpasso, cosa che diversamente da tutti gli altri giudicava un grande segno di ammirazione.
Faticosamente arrivato a destinazione cercò un parcheggio e, vedendo che ogni minimo buco era occupato, preferì buttarsi dall'auto in velocità che finì la propria corsa altrove, ma non ci interessa, figuriamoci a lui. Si avvicinò alle porte scorrevoli dell'ingresso, ma poi cambiò idea e preferì entrare da una vetrata dopo averci scagliato contro una colonna di carrelli per la spesa; ne raccolse uno e vi saltò dentro: le sue borchie generarono un campo magnetico che diede al carrello un moto rettilineo uniforme. Saltò il reparto frutta e verdura per dirigersi direttamente verso macelleria e alcolici: prese 4 kg di carne mista, due casse di birra, una botte di vino rosso e già che c'era lo shampoo per capelli lisci e delicati. Si diresse verso la cassa mentre la fila davanti a lui scompariva per la fuga dei clienti, guardò la cassiera così male che lo lasciò passare senza pagare, anzi gli diede l'incasso, poi scese dal carrello e camminò tranquillamente fino alla macchina. Si era schiantata contro il rimorchio di un camion riducendosi ad un cumulo di lamiere fumanti, ma tanto Tier non si curava dell'aspetto esteriore e dopo aver riposto la spesa nel bagagliaio partì verso casa.
Non ebbe il tempo di uscire dal parcheggio ed aprirsi una birra che un violentissimo boato squarciò l'aria, seguì un'impressionante onda d'urto, poi il buio più cupo.

Capitolo 2: MATTINO



Indefinitezza, foschia, grigiume, impalpabilità, sospensione nel vuoto, poi la luce, una luce calda e penetrante, estrema soddisfazione, immobilità, infine volare, apatia, trascinato da qualcosa di impercettibilmente grande, la contemplazione pura, dipendenza da qualche entità celeste, un orgasmo di vita. Volta lo sguardo, la luce è troppo intensa, sente di appartenere a quell'infinito, a quella massa gigantesca che tutto assorbe e tutto emette, ma qualcosa nell'interno è ancora vincolato a ciò che lo precede, come un orribile filo nero che si raggomitola alle sue spalle. La luce si allontana sempre più, una forza terribile spinge verso il bassso, una caduta libera, fortissimo attrito dell'aria, terrore, tutto intorno si scurisce, si intravedono delle nuvole, le nuvole quasi nere di un temporale, si sente la pioggia scrosciare tutto intorno, la si percepisce chiaramente, improvvisamente un tuono.
Tier alzò il busto da terra inspirando profondamente, come dopo una lunga apnea. Si guardò intorno. Giaceva seduto in mezzo ad un'aiuola, la sua auto capottata ad una decina di metri da lui. Pioveva, qualche lampo illuminava saltuariamente il cielo, dopo alcuni secondi il tuono, di intensità variabile. Nonostante fosse ormai fradicio non sentiva freddo, un innaturale calore lo invadeva da dietro. Si spostò sulle ginocchia, girò la testa e vide. Il supermercato da cui era uscito era stato rimpiazzato da un gigantesco falò che ardeva vivamente nonostante la pioggia intensa, tutto intorno corpi carbonizzati, famiglie intere bruciate nel mettere la spesa in macchina, chi aveva cercato di proteggere i propri cari, invano, chi aveva approfittato per rubare qualcosa, chi si era fatto i cazzi propri, tutti uguali di fronte alla morte.
"***** ***" esclamò D.Tier battendosi una mano sul viso "un'altra volta!"
Si alzò barcollando avvicinandosi alla propria vettura. Aprì il bagagliaio, ma tutto ciò che era sopravvissuto all'incidente era una lattina di birra. Almeno bevo qualcosa, sembrò pensare il metallaro giudicando lo sguardo. Strappò il tappo con i denti, sputò il tappo ed un pò di denti e bevve avidamente. Fece una faccia prima schifata, poi disperata, si buttò sulle ginocchia alzando braccia e sguardo verso il cielo "E' CALDA! NOOOOOOOOOOO!"
Pianse un quarto d'ora buono fino a quando non arrivarono le forze dell'ordine, e mentre i vigili del fuoco spegnevano l'incendio un paio di poliziotti si avvicinarono a lui. "Mio Dio, è l'unico sopravvissuto?" chiese il più anziano dei due. L'altro poggiò una mano sulle spalle del brutallaro rassicurandolo "Non ti preoccupare, è tutto finito adesso." Tier si alzò di scatto come un babbuino con le emorroidi e gli strappò i capezzoli a morsi, quindi l'altro agente lo invitò cortesemente ad entrare nel bagagliaio della volante per recarsi alla stazione di polizia; il ragazzo acconsentì. Acconsentì anche a restituire i capezzoli. Sì addormentò per la stanchezza, e quando si risvegliò era sdraiato in una cella.
Si guardò intorno e vide un uomo quasi calvo che indossava un impermeabile marrone lungo fino ai piedi, sbucavano solo gli stivali, le mani, la testa e qualcosa di lungo e carnoso all'incirca poco sotto la metà del suo corpo. I loro sguardi si incrociarono. Il bizzarro individuo era arrapatissimo, aveva la lingua di fuori, un sorriso malizioso, alzava e abbassava ripetutamente le sopracciglia squadrando freneticamente il giovane con gli occhi. Tier tentò di alzarsi ma fu investito da quell'ammasso di carne trasudante sudore ed eccitazione. Sentì calare i pantaloni, le mutande, poi riuscì a girarsi e l'uomo urlò "AHAHAHAH! COME PREFERISCI ESSERE IN..." Il metallaro lo interruppe, alzò un sopracciglio e disse con calma "Conosci il porngrind?"

Tier si alzò dalla branda della stanza a fianco, mentre il corpo dolorante dell'uomo veniva trasportato supino in infermieria. Un agente si avvicinò alla grata. "Ma non ti vergogni? Quel poverino si beccherà come minimo 7 punti! Oltre all'aggressione a pubblico ufficiale con aggravante di cannibalismo e violenza sessuale che altro vuoi prenderti?" e se ne andò. Tier alzò lo sguardo verso la finestrella con sbarre di metallo, fece loro segno di scansarsi e uscì tranquillamente.

Capitolo 3: APOKOLOKINTOSIS



Rimasti fummo al Tier impertinente,
che uscì dalla finestra come il vento di ponente,
ahimè accorto non s'era il baldo brutallaro,
che tutto va verso il basso, anche il corpo di Maro.
Tanta attenzione rivolse al circostante,
si trovò come nello scacco matto di un fante,
cavallo, torre, pedoni e oggetti tetri
gli fecero notare che cadeva da trenta metri.
Nella sua discesa successe un misfatto,
che PLOF.

Per qualche oscura macchinazione fisica che non siamo tenuti a conoscere D.Tier si posò a terra come una ballerina col tutù rosa, però di metallo. Fece un trambusto terribile, quindi butto via il busto e salì sul tram che lo portò a spasso fino a quando acquistò autocoscienza e si rese conto di essere un gioco di parole, implodendo. Ma il brutallaro era duro fuori e croccante dentro, quindi si salvò dirigendosi presso la ferramenta più vicina. Arrivatovi lesse il cartello arrecante la sua faccia con scritto "Io non posso entrare". Rimase a fissare la porta per qualche secondo. Aveva fame, la sua auto era distrutta, si era probabilmente preso una malattia venerea e per giunta quella fottuta ferramenta l'aveva tradito nell'onore. Il cielo si oscurò, le piante appassirono, gli uccelli caddero stecchiti, i pesci vennero a galla, i muli ragliarono e i bambini piansero. Era incazzato nero.
Improvvisamente un fastidioso suono lo fece sobbalzare. Si voltò e vide un'ape ferma con quello che sembrava un vecchietto basso, munito di occhiali a fondo di bottiglia e coppola seduto all'interno, che lo additava dicendo "Cribbio ragazzo, ci vogliamo spostare?" D.Tier esplose. Puntò lo sguardo verso la ferramenta e dopo pochi secondi un gigantesco ammasso di viti, catene, attrezzi, lamiere varie e cd di musica estrema investì il veicolo del vecchio. Ormai in preda alla follia Jack iniziò a saltare con fare da orco per le vie della città, seminando terrore tra gli sguardi spaventati dei passanti e mettendo analmente incinte le donne con il solo sguardo.
Era una tranquilla giornata al "Bone Bar", il classico baretto della domenica pomeriggio dove orde di pensionati si recavano a giocare a carte tra alcool e belle (magari qualche decennio prima) donne. Bobo, il barista, stava servendo un caffè alla signorina Laurenti, una ragazza da poco trasferitosi in città che abitava al piano di sopra. Poco lontano Diego, un commerciante di trivelle petrolifere caduto in rovina, giocava al videopoker. Entrò uno strano cliente. Capelli neri, abbastanza alto, scarpe bucate, pantaloni sporchi di terra, una maglietta di Ronaldinho e pallone sottobraccio. Si avvicinò al bancone e chiese un bicchiere d'acqua. Bobo lo scrutò prima con attenzione, poi prese un bicchiere e vi versò un pò d'acqua. Lasciò il bicchiere sul marmo freddo, l'uomo lo afferrò e iniziò a tracannare avidamente. "Sono cinquanta centesimi." L'uomo sgranò gli occhi, posò il bicchere ormai a metà e urlò "COSA? Cioè ma sei un pirla, cinquanta centesimi un bicchiere d'acqua!" "Facciamo venticinque perché ne hai bevuto solo un pò." "Cioè ma io con un euro mi ci prendo un cheeseburger al Mc e tu mi fai pure pagare per un misero bicchiere d'acqua?"I due litiganti non fecero in tempo a proseguire la loro polemica che il terzo gode, l'uragano D.Tier, si abbattè sul bar. Sfondò la porta di vetro con la faccia, afferrò il cliente e, dopo averlo spezzato in due, lo fece mangiare al barista. Poi prese il barista e lo fece mangiare alla ragazza, poi prese la ragazza e la fece mangiare all'ultimo disgraziato, che diversamente dagli altri non oppose resistenza e si pappò tutto in un boccone giustificando così la propria fame. Il metallaro, non soddisfatto, si mangiò l'uomo e iniziò a tracannare tutte le bottiglie dietro al bancone, dopo le ruppe tutte sulla propria testa ed in seguito ad un fragoroso rutto distrusse ogni oggetto di vetro, plastica, legno, insomma tutto tranne metallo e cemento in un raggio di qualche km. Uscì dal bar come un'espletazione fisica esce dall'ano di un presidente del consiglio con la diarrea e si schiantò contro il muro dell'edificio di fronte. Distaccatosi da esso e recuperate le proprie ossa, lo fissò fino a quando non sprofondò nel magma e già che c'era ne mangiò un pezzo, quindi fermò manualmente la prima auto e spalmò sul sedile il conducente. Salì; stava per mettere in moto quando con puerile sorpresa notò un tom tom sul cruscotto: toccò casualmente lo schermo ed una voce femminile parlò. "Roma, seicentosessantasei Jasonkilometri. Prendi il primo incrocio a destra."
E così fece il giovane.

Capitologore 4: SPERM WARS



D.Tier guardò sbuffando il tom tom. Era ormai calata la notte, e si trovava in autostrada nelle prossimità della capitale. A dire il vero non era a conoscienza del preciso motivo per cui si stava recando a Roma, ma ormai l'alcool e l'odio in circolo avevano pestato a sangue ogni globulo rosso dei suoi vasi sanguigni mettendosi a bere birra e ascoltare metal, poi addormentandosi. Il giovane era veramente devastato, necessitava qualche sostanza stupefacente che rimettesse in circolo quel mucchio di molecole sfatte, almeno per portare un pò di ossigeno al cervello che si stava arruginendo. Vide un autogrill sopraggiungere da destra; entrò nel parcheggio non curandosi delle numerose famiglie investite e come era solito fare abbandonò l'auto al suo triste destino gettandosi per terra prima che fosse troppo tardi. Si alzò malconcio e dopo aver sostituito le ossa rotte con pezzi di lamiera entrò nel bagno. Sfondò la prima porta che vide con un calcio e sorprese un omuncolo con una siringa in mano e un laccio emostatico nell'altra. Dopo avergli succhiato il sangue prese la siringa e il laccio, ma buttò quest'ultimo perchè era emo. Si ficcò l'ago in vena ma all'inizio non provò niente. Uscì dal bagno trascinandosi letamente (come un sacco di concime) e risalì in macchina, avviandosi esausto nella sessa direzione da cui proveniva. Dopo aver evitato i primi elefanti che attraversavano la stradà incominciò a sentirsi più forte; quando vide i Bloodbath volanti sorpassarlo da destra non ebbe più rimorsi ed effettuò un'inversione di marcia. Accese l'autoradio e infilò nel lettore il cd che conservava nelle mutande, il gentile zombie seduto alla sua sinistra pigiò il pulsante e così iniziò il suo allucinato tragitto alla volta di Roma.
Dopo una decina di canzoni di prog death metal (che equivalgono a quasi due ore di viaggio) stava tranquillamente facendo lo slalom tra le corsie quando vide un globulo di sperma galleggiante dietro di lui mettere sirena e lampeggianti. Ovviamente sì fermò perchè quei dannati suoni stavano rovinando la canzone. Scese dalla macchina growlando ma fu colpito violentemente alla faccia dal pugno di un albero. Si rialzò con l'agilità di un Boeing 747 e rispose con un calcio nelle radici, ma una specie di fazzoletto gigante lo colpì alla nuca da dietro e l'ammanettò. Tier fu sollevato da terra e buttato sul cofano della macchina, per essere perquisito, quindi il fazzoletto lo girò e guardandolo in faccia disse "Adesso dove cazzo vai? Con tutto il casino che hai combinato trovarti è stato più facile che rubare una caramella ad un bambino." Il brutallaro sorrise meschinamente e fissò il fazzoletto negli occhi. "Io da piccolo non mangiavo le caramelle. IO DA PICCOLO MANGIAVO METALLO!" e detto questo si liberò dalle manette semplicemente facendoci amicizia e staccò il cofano della macchina infrangendolo sulla testa del fazzoletto. Poi incominciò a smontare il motore e tirare i pezzi all'albero, ormai diventato segatura; infine si pulì le mani con il fazzoletto e montò sulla macchia di sperma, dopo aver salutato le manette.

Tier aprì gli occhi. Era sdraiato per terra, apparentemente dietro un cespuglio. Sopra di lui sagome di palazzi e i rami di un albero. Si mise in piedi e notò di essere in mezzo ad una strada trafficata, precisamente al centro di una rotonda. Poco lontano una gazzella della polizia in condizioni pietose giaceva riversa su una fiancata mentre abbondante fumo bianco usciva dalla parte anteriore. Il giovane alzò le sopracciglia e chiese a palo della luce più vicino che ore fossero, questi rispose che erano circa le 15. Jack si guardò curiosamente intorno e decise di prendere la sesta strada partendo da sinistra. Scese dalla rotonda non preoccupandosi del traffico e dell'ira degli automobilisti infuriati che vedevano un ragazzo in giacca di pelle attraversare con la velocità di un uomo che cammina, e si incamminò. Passeggiava tranquillamente mentre i passanti si scansavano urlando alla sua vista, ed arrivato al primo incrocio decise di fermarsi e chiedere informazioni. Fermò un tizio qualunque e chiese cosa c'era di interessante in quella città. Il tipo si mise a ridere e indicò un edificio piselloidale bianco. "Sai cos'è quella? Quella è la cupola della basilica di S. Pietro. Se proprio ti annoi va là, potresti fare un salto nella casa di Dio, se vuoi ti dico la..." dovette interrompersi perchè non c'era più un interlocutore: D.Tier era in corsa sfrenata verso il Vaticano, e nessuna barriera architettonica avrebbe potuto fermarlo.

Capitolo 5: VATICANIA



"Oddio! Guarda là!" "E' un missile!" "E' Sissoko!" "Coglione è fatto di metallo!" "Ma chi, Sissoko?" "Ma no, il missile!" "Ah buona" "Deh" "E' Superman!" "***** ***!" "E' Rona!"
Queste sono le frasi che il volgo esclamava al passaggio del giovane Tier, fomentatissimo al solo pensiero di mettere piede su una terra sacra, e di conseguenza sconsacrarla: la Città del Vaticano. Scattava a passo di gazzella, a corsa di leopardo, a sprint di dragster, a odio di blackster, ma improvvisamente il giovane si fermò. I suoi scarsi indumenti (ormai erano andati quasi totalmente distrutti) non potevano sicuramente consentirgli un inosservato ingresso al vaticano, quindi decise di spogliarsi totalmente. "Ora si che mi vedranno!" urlò a squarciagola il metallaro dalla pelle abrasa che lasciava intravedere scaglie metalliche. Rimossi tutti i vestiti tornò alla corsa scellerata, con il pisello al vento e il vento tra i capelli, quindi il pisello tra i capelli? No qui la proprietà transitiva non c'entra.
Nei successivi 15 secondi Tier attraversò metà centro di Roma, tra signore scandalizzate e uomini un pò invidiosi della durezza del suo membro. Dopo pochissimo tempo il brutallaro si trovava prossimo al colonnato di S.Pietro. Inspirò profondamente, e dopo aver raccolto tutte le sue forze valcò con passo sostenuto il fatidico ingresso.
Alla sola vista di ciò che vide vedendo videre videor videtur rimase estasiato. Tutto quel turbinio ecclesiastico, figure sacre, reduci di una tradizione religiosa millenaria, pronti ad essere distrutti, fagocitati, vandalizzati, deturpati; si sentiva come un bambino davanti alla collezione completa di gormiti. Però a sua differenza aveva già passato la pubertà, e tutta quella scarica di ormoni malefici doveva pur riversarsi da qualche parte: non riuscì a trattenersi e venne. Fortunatamente era nudo come Satana l'ha fatto, per cui si limitò a compensare i danni asciugandosi il viso con un gatto nero. Fremeva come un masochista al museo degli strumenti di tortura medievale, e si diede alla pura contemplazione estatica del sacro luogo.
Dopo essersi reso conto che ormai era fermo sullo stesso punto da più di un'ora, e i turisti avevano iniziato a fargli delle foto scambiandolo per una statua, decise che era tempo di muoversi. Si recò al primo negozio di souvenir che vide e comprò (con i soldi che i turisti gli avevano infilato nel prepuzio) una macchina fotografica usa e getta e dei vestiti, precisamente delle mutande con scritto "Touched by God", una maglietta bianca "I love the Vatican" (quelle nere erano finite) e una gonna, calze a rete e tacchi a spillo, secondo l'ultima moda lanciata dal papa. Uscito dal negozio iniziò a fotografare la piazza, poi prima dell'orario di chiusura visitò i Musei Vaticani, la Cappella Sistina, S.Pietro, il Louvre e un McDonalds. Perchè?
Semplice: appena entrato in un albergo con prenotazione sicuramente non sua e recatosi in camera, sviluppò nel suo ano le fotografie che aveva fatto, per poi strutturare la propria giornata seguente, selezionando il percorso di devastazione da seguire e le località da assatanare. Analizzò in tutte le sue complessità il tracciato papale, considerando variabili atmosferiche (non poteva uscire con la pioggia altrimenti si sarebbe arrugginito), pause per mangiare, negozi di musica, stazioni di polizia e bar. Diverse ore dopo D.Tier, affaticato da tutto questo lavoro, finì e si buttò felicemente sul letto. Si sentiva veramente bene. Fantasticando incominciò a pensare a cosa avrebbe fatto il giorno dopo, alle cose che avrebbe rovinato, a tutto il dolore che avrebbe arrecato, alle vittime che avrebbe procurato. Ma con tutto questo frullato di pensieri fumosi e fugaci si eccitò come un gay davanti a Michele Laurenti, ed ebbe un altro orgasmo; fortunatamente portava la gonna e non ebbe problemi ad eiaculare dalla finestra, provocando l'ira funesta di un passante coinvolto nel coito. Dopodichè si tolse i vestiti, aprì il frigobar che aveva in camera e scelse le bottiglie da bere al risveglio il giorno seguente: 5 birre chiare, 5 birre doppio malto, due bottiglie di superalcolici, una bottiglia di alcool puro e una pillola di viagra. Oh sì, questo gli avrebbe dato la carica. Dopo aver fatto tutto e completato ogni debita mansione, si sdraiò nuovamente sul letto, infilandosi pigramente sotto le coperte come una tigre sazia si gratta la schiena tra il fogliame della giungla, ovviamente senza essersi lavato i denti perchè sennò si arrugginivano. Chiuse gli occhi sonnolenti e sbadigliò profondamente, diede un'ultima occhiata fuori dai vetri e cadde in un sonno profondo.

Capitolo 6: ASCESI



Guarda, delle caprette! E quelle cosa sono? Allegre pecorelle che saltano sull'erba fresca mentre delle simpatiche mucche ruminano poco lontano? Laggiù! Guarda dove indico con il dito! Lo vedi quello? E' il castello rosa della principessa delle favole! L'arcobaleno! Un dolcissimo cerbiatto che ti lecca sul viso! Presto! Saltiamo sopra questi unicorni celesti e galoppiamo nei boschi fatati dove i gai folletti giocano tutto il giorno!
D.Tier si svegliò di soprassalto. Sudore freddo colava lungo la schiena, lo sguardo perso nel vuoto a rincorrere chissà quali figure si andavano formando terrorizzanti nel buio della sua camera: aveva avuto un terribile incubo. Guardò freneticamente l'ora, ma era ancora troppo presto per alzarsi. Tra lo stordito e l'annoiato si lasciò lentamente andare sui lenzuoli arruffati. Prese un grande respiro, sbadigliò, chiuse gli occhi. Niente. Si rigirò più volte a destra e a sinistra, fece un paio di capriole all'indietro e una spaccata, ma non c'era verso di riaddormentarsi. Allora fece quello che era solito fare in caso di insonnia, a parte ascoltare musica e fare ginnastica artistica: tirò fuori dal nulla un libro, "Le Avventure di Tom Slayer" e lesse qualche pagina. Sovente da piccolo leggeva letteratura splatter per conciliare il proprio animo, e come fare la pipì a letto e il ruttino dopo aver bevuto birra, si era portato fino all'età adulta quell'abitudine. E come in passato prima di arrivare alla fine del capitolo si era appisolato come un piccolo anticristo.
Un coccodrillo, un fottuttissimo coccodrillo! Mi sta inseguendo! Mi vuole mangiare! AAARGH! Mi ha morso! Mi ha morso quel cazzo cazzo di braccio! Cosa? Il mio coccodrillo è il braccio? Il mio braccio è il coccodrillo? No, non è un coccodrillo, è... è una scarpa... un mocassino... Un mocassino di merda si sta fondendo con il mio braccio! Mamma! Papà! Se questo schifo non se ne va mi strappo un braccio e lo tiro dal balcone! Vaffanculo! Sì, un'altra volta! Papà non prendere il fucile! Ho detto non prendere quel cazzo di fucile! BWAAAH! Coglione, era l'altro braccio! Domani ti butto nel minestrone insieme ai cavoli e alle zucchine! E non mi guardare con quella faccia da cane basito! Cacapipito! Voglio la mamma...
Jack aprì gli occhi. Guardò compiaciuto e rincoglionito l'orologio da parete alla sua sinistra, vide che erano le 9:30 di mattina e decise di alzarsi dopo essersi stiracchiato sopra al letto per qualche minuto. Che sogni strani che faceva ultimamente, pensò. Forse dovuto allo stress da prestazione distruttiva? Boh. Si alzò come il tendone di uno spettacolo circense e trotterellò in giro per la stanza. Scese poi nudo nella sala da pranzo dell'albergo tra gli occhi esterrefatti dei turisti e gli insulti dei bigotti; non curandosene, razziò il tavolo del buffet come un'orda di vichinghi grassi, grossi e matrimoni greci in astinenza da battaglie e poi si avviò con fare bradipesco verso la propria stanza. Stoltamente dimenticatosi la chiave (dove cazzo la infilava, era nudo!) bastò infilare il pene nella serratura per far aprire la porta. Entrò e questa si richiuse alle sue spalle, menre un sorriso a ventordici denti saettava sul suo volto metallicamente pallido.
Aprì euforicamente la porta dell'armadio con un calcio, trovando immediatamente degli abiti da prete che con veloci ed opportune modifiche si adattarono perfettamente alla sua satanica figura, poi bevve tutto quello che si era lasciato pronto la sera prima. Mentre l'alcool iniziava a prendere il posto dell'ossigeno nel suo corpo, agguantò la mappa del Vaticano e con un colpo di reni sfondò il pavimento ritrovandosi supino nella hall dell'hotel. Rialzatosi barcollante uscì dalla porta a vetri dell'ingresso, che andò in frantumi al suo passaggio. Stava per posare il piede fuori da quell'orribile loco quando percepì un forte colpo alla nuca. Cadde di faccia come una prugna secca. Dopo essersi lievemente ripreso voltò il volto orribilmente sanguinante con frammenti vetrosi negli occhi e nelle cavità nasali e orali, riuscendo a scorgere una figura burlescamente arrabbiata che lo indicava malignamente esclamando frasi al limite della cristianità e impugnando una mazza da baseball usata da San Crispino nel match contro i Red Sox nel 1861 a.C. Ma grazie alle proprie caratteristiche metalliche, essendo i metalli di transizione gli elementi dominanti dell'universo, soggiogò le scaglie di vetro assorbendole e ricomponendole in gola vomitandole dalla bocca sotto forma di bottiglia di liquore, che ruppe in testa all'uomo che lo sovrastava. Atterrato l'energumeno, il depressive brutallaro of steel si levò da terra tra applausi e lanci di mutandine. Approfittando del fatto, si scopò una dozzina di ragazze (contemporaneamente) e uscì ancora con il glande umido all'aria aperta.
La città romana aveva un'aria malinconica quella mattina: nuvole grigie ma non cariche di pioggia addensavano il cielo e coprivano ogni zona di blu, il sole si celava dietro quella grande coltre e pochissimi raggi di luce filtravano fino a terra, una città grigia si presentava davanti agli occhi precedentemente tumefatti del ragazzo. Tuttavia, con lo spirito di uno scalatore e l'allegria di una scolaretta di manga giapponese Tier si era già messo di buonumore e felicemente prese la mappa locale e iniziò a tracciare una via ideale per giungere all'inizio del proprio percorso di oblio. Dopo una decina di minuti, trovato finalmente un accordo con il foglio di carta iniziò a camminare a grandi falcate verso l'ingresso della piazza di S.Pietro, che il giorno precedente aveva ammirato ammiccante. In pochi minuti (non aveva fretta) giunse a destinazione, e come aveva fatto in precedenza, superò il confine tra stato laico e non.
Episodi particolari, eventi intensi, gioie (ma anche dolori) immense lo attendevano, e la sua gioiosa consapevolezza di ciò emerse con un sorriso, poi una risata, una grassa risata, una risata particolare, pazzoide, maligna... diabolica. La leggenda D.Tier inizia così.

Capitolo 7: CONJURATION



La figura di Tier, al pari di un dio pagano, si stagliava limpidamente all'ingresso di piazza S.Pietro. In meno di un minuto si raccolse un allegro mucchio di persone intorno a lui, probabilmente turisti o gente che non aveva di meglio da fare. Uno sventurato osò fare una foto con il cellulare, dopodichè la guardò e cacciò un urlo: aveva sì fotografato il brutallaro, ma nella particolare anteprima un rosso sole tra fulmini e nuvole nere illuminava soltanto macerie e cadaveri. Jack, tra l'incuriosito e il divertiito gli poggiò l'indice sulla fronte e disse "Puf!" La testa del turista esplose, mentre una folla in preda al panico fuggiva in tutte le direzioni.
Allora fu che Tier alzò la mano sinistra fino all'altezza delle spalle, e il cielo iniziò ad oscurarsi. Le nuvole si addensarono sopra di lui e l'atmosfera si permeò di vapori solforosi. Alzò anche la destra, e un globulo di metallo fuso spaccò il terreno e atterrò a suo fianco, plasmandosi a forma di lancia; il terreno si spaccò aprendo voragini ovunque, da cui sbucavano fuoco e fiamme, e donne nude che brandivano vibratori dorati. Quindi portò gli avambracci al petto e li chiuse a croce, e un turbine incandescente si formò intorno a lui. Mentre il vortice prendeva forma, una saetta squarciò l'aria e lo attraversò verticalmente fino a raggiungere il giovane, poi un immensa luce, e silenzio. Mentre qualcosa di simile a foglie ardenti cadeva lentamente a terra e la cenere svolazzava nell'aria, un profilo luminescente attraversava placidamente la piazza, lasciando orme di fuoco dietro di sè. Era Jack. Era pronto.
Il metallaro splendente indicò l'obelisco al centro della piazza, e disse "Bingo." questo si spezzò alla base e cadde fragorosamente a terra. Poi si avvicinò alle macerie sacre e fece un gesto incomprensibile, solo dopo si accorse di non aver raccolto la lancia di prima, quindi tornò indietro borbottando bestemmie con aria scazzata mentre qualche risata sfuggiva ai superstiti dell'accaduto, nascosti tra le colonne e residui architettonici di vario genere. La raccolse e raggiunse l'obelisco, quindi ripetè il gesto: incise un simbolo nella pietra, per far in modo che la sua azione venga sempre ricordata nei secoli. "Ogni anno mi recherò in questo posto, e lascerò un altro segno in modo da ricordarmi quante volte sono stato qui; che i miei discepoli facciano lo stesso in memoria del mio profilo di LastFM." A questo punto rivolse la lama verso di sè e si incise sul petto lo stesso simbolo, ma sbagliò una linea e gli sfuggì un porcone, che si spiaccicò a terra formando una macchia nerastra del diametro di mezzo metro. Mentre questo bubbone olioso ribolliva ed evaporava scomparendo Tier si era messo in moto, dirigendosi verso il colonnato.
Ma perché si stava comportando in quel modo? Cosa lo spingeva a compiere quegli atti bizzarri? Per capire tutto ciò, dobbiamo tornare indietro nella sua vita, precisamente quando
Blash, hai rotto il cazzo omg
Cosa? Ma che caz
Sì, sono Tier, è inutile che cerchi di cancellare :omg:
Smettila di rompere il cazzo con questi excursus di merda e procediamo con il capitolo che sei indietrissimo :omg:

Oddio... ok...
Tra lo stupore della mente della gente e il rumore, il funeral doom metallaro e pure open-minded si avvicinò alla prima colonna e la spinse con forza oltreumana. Le arterie sulla testa si gonfiarono visibilmente, tale era lo sforzo a cui il suo corpo, benchè metallico, era sottoposto. Inizialmente non successe niente, ma dopo pochi secondi profonde spaccature si aprirono all'apice della colonna, che ormai fuori dalla sua posizione di equilibrio, andava rovinandosi a terra. Con un effetto domino ben articolato tutte le enormi masse di pietra collassarono di tre in tre l'una contro l'altra, e mentre il fatto aveva corso, Tier sorrise: uno dei simboli più cari alla cristianità tutta andava sfrangendosi in sassi di dimensione variabile. Non contento del proprio operato, il cattivo ragazzo scolpì una colonna a forma di pene eretto, che pose al centro della piazza al posto dell'obelisco precedentemente abbattuto. Non contento delle proprie bambinesche malefatte, pisciò in una fontana e si infilò un dito nel naso.
Era a questo punto giunta l'ora di addentrarsi nel sacro cuore di Roma. Con passo marcato e insistente, quasi spavaldo e ben poco cavalleresco, ma nonostante ciò non sgraziato, quanto un poco ondeggiante, Tier si avvicinò promiscuamente alla basilica di S.Pietro. Le macerie alle sue spalle giacevano fumanti mentre il ragazzo che ascolta pure i Cartoons giungeva prossimo alla porta della basilica, che vedendolo venire sempre più vicino si scardinò da sola e si buttò nel Tevere. Con un agile balzo, paragonabile ad un lama andino con un tutù rosa, piombò nella chiesa fissando il crocifisso con lo sguardo fino a bruciarlo, tanto che il Cristo riuscì a staccarsi e con un affrettato ringraziamento corse via urlando di gioia maledicendo la chiesa apostolica romana. Rendendosi conto di avere un discreto languorino Jack iniziò a mangiare il baldacchino del Bernini, mentre i personaggi degli affreschi si staccavano dalle pareti e fuggivano a gambe levate; una volta divorato tutto quell'ammasso di metallo si accorse di aver esagerato, e colto da un attacco di stomaco vomitò sangue per tutta la basilica. I globuli bianchi neri del suo sangue iniziarono a permeare il pavimento della basilica, che dopo poco iniziò a squagliarsi: per fuggire a quel pastrocchio D.Tier decise di eiaculare con un effetto propellente, puntando in direzione dell'uscita; tuttavia sbagliò qualche equazione esponenziale e andò a sfrangersi contro un muro, perdendo i sensi. Fu fortunato, li ritrovò poco dopo che erano andati a prendersi una birra, e si risvegliò in mezzo alla Cappella Sistina in un mare di sperma; si guardò intorno e poi rise, non si trovava nella Cappella Sistina bensì nella propria, quindi uscì ma stavolta era veramente nella Cappella Sistina. Si guardò intorno e pensò come procedere; rievocato il piano mentalmente decise di lasciare il proprio segno anche lì, dove i cardinali si riuniscono per festeggiare la morte del vescovo di Roma. Dopo aver vandalizzato il Giudizio Universale disegnando corpsepaint sulle facce di tutti i personaggi, che in risposta iniziarono a bersagliarlo di sputi, si sentiva veramente felice. Cosa fare ora se non andare a trovare direttamente il rappresentante della Chiesa, l'allegro papa? E fu così che il brutallaro country, progressive sinth, neo-folk ma non indie si avviò in marcia per la sua ultima sfida: combattere e sconfiggere il pontefice.

Capitolo 8: THE GREAT INTERLUDE



Era giorno, era buio, era nuvoloso ed un poco irritato il cielo, quel dì, mentre D.Tier correva come Balotelli per raggiungere ed uccidere il papa: era lui, il suo obiettivo finale, la chiave di volta dell'arco del suo viaggio, l'assolo finale della sua canzone, la ciliegina della sua torta, l'ultima rana del suo stagno. A dire il vero non sappiamo bene perché intendesse farlo, figuriamoci lui, però la voglia di torturare a morte il vescovo di Roma fremeva nelle sue vene, come un bimbo non vede l'ora di pisciare in faccia a colui che gli cambia il pannolino. Tornando allo svolgimento dell'azione, in pochi attimi l'absurdblogger si ritrovò fuori dalla Cappella Sistina, precedentemente semidistrutta, in un curioso spazio aperto che probabilmente prendeva il nome di piazza, ma la tensione e la fretta erano alte e non c'era assolutamente tempo per pensare ai nomi delle cose e robacce simili. Tutto quel casino combinato poco prima aveva attirato un mucchio di guardie, svizzere e non, ma anche polizia, carabinieri, guardia di finanza, esercito, guardia costiera, pure l'aviazione, i boy scout e alcuni vecchietti incazzati reduci della seconda guerra mondiale. Tier attraversò velocemente quello spiazzo senza edifici facendosi largo tra turisti indignati e agenti delle forze dell'ordine, senza badare a spintonare anziane signore o seducenti suore (nuns got tits too [cit.]). Fu così per caso che alzando lo sguardo vide il palazzo in cui alloggia il papa, o meglio il terrazzino da cui esso recita la messa ogni domenica: colto (coito?) da raptus papicida, iniziò a scalare a mani nude la prima parete che incontrò fino a giungere, dopo numerose cadute, alla suddetta finestra. Balzò dentro e constatò meramente che nessun pontefice si trovava al suo interno. Si guardò prima in giro, scrutò bene ogni angolo, anche sotto i mobili, boh, non c'era; ogni anfratto fu ripetutamente analizzato, ogni singola mattonella del pavimento, niente. Fu così tremendo il giramento di palle che l'headbanger iniziò a correre random per il piano sfondando a pisellate ogni porta visibile, ogni porticina, portone, portaccia e portella, ma ovunque scazzasse non c'era traccia del suo nemico. Guardò nel night club, nel casinò, nel bordello e nel cinema, ma non c'era, neppure in discoteca. Ormai tra l'annoiato e il depresso (e anche un poco stanco), stava per mettersi le cuffie per ascoltare un pò di J-Pop quando sentì delle pale di elicotterò squarciare l'aria. Si affacciò stonato dalla prima finestra e capì che il rumore proveniva dal tetto dell'edificio. Si voltò intorno sperando di trovare un mezzo per raggiungerne la sommità, ma ciò che vide furono solo donne nude e vibratori dorati (dannati vibratori dorati, li trovava ovunque); dopo un'accurata riflessione capì che l'unica via si trovava all'esterno del palazzo. Si sporse dalla finestra, afferrò un canale di scolo della grondaia ed usandolo come ascensore raggiunse l'ultimo piano. Arrivò in tempo per vedere un papa volante fuggire altrove, precisamente in direzione ovest, mentre protendeva un dito medio dal finestrino dell'elicottero. "***** ***," pensò Tier "sta andando verso il *** **** mare! Forse possiede una base segreta in un'isola ***** ******* al largo! Devo trovarlo e *** **** distruggerlo!" Ma nel formulare questa frase, o meglio nel creare super-bestemmioni da inserirci in mezzo, non si accorse che brutti e cattivi (ahah.) energumeni in divisa avevano circondato l'edificio e stavano raggiungendo il tetto per catturare il baldo giovine. Gettandosi dal palazzo e levitando magicamente su delle borchie o qualcosa di similmente metallico, il blackster si adagiò dolcemente come una fogliolina nel mezzo di una via qualsiasi, ma non fece in tempo a rimettersi in piedi che degli uomini lo bloccarono a terra, puntandogli una pistola carica. Tier alzò lo sguardo e sorrise, quindi fece l'occhiolino alla pistola che squagliandosi e trasformandosi in un cd speed metal tagliò le teste ai suoi aggressori come quel coso che usava Xena nei suoi telefilm del cazzo, poi corse via alla volta del tevere.
Dopo circa un minuto Tierful Tier giunse nei pressi di castel Sant'Angelo, e vide il grande corso d'acqua serpeggiare nel mezzo della città millenaria. Guardò meglio e vide anche una scaletta che scendeva a lato del fiume, a fianco di un ponte. Guardò ancora meglio e vide uno scontrino gettato per terra, un ratto, una merda di cane e un tizio che camminava. Si affrettò, ma nel possente scatto i suoi very anfibi si slacciarono e inciampò battendo sonoramente il muso. Rialzatosi lentamente, ebbe la compiacenza di notare tre uomini che correvano armati nella sua direzione, incazzati neri, probabilmente senza l'intento di sussurrargli parole dolci all'orecchio. Il brutallaro spiccò un'agile balzo, atterrando nel mezzo dei tre torcendo il collo al primo, dando un calcio nel basso ventre al secondo e facendo il solletico all'altro. Mentre i bellimbusti crollavano senza vita a terra, il folk mathster riprendeva il vigoroso moto. Giunse alle scalette, ma trovandole piuttosto lente per la sua velocità media preferì saltare i 15 metri che lo separavano dal letto del fiume, rompendosi entrambi i femori ma riattaccandoli con della colla molto potente. Intanto delle auto della polizia si affollavano nei dintorni del ponte poco lontano da lui, un vecchio ponte in pietra, che aveva assistito alle prodezze dell'uomo dall'era romana al rinascimento, dal tardo medioevo al fascismo, ma mai un coso simile, misto di carne e metallo, dotato di una forza e di un pene sovraumani. Le prime raffiche di colpi iniziarono a partire dai tizi in divisa, all'inizio un pò sparse ma in seguito direzionate verso Tier. In tutta risposta egli finse di essere un escremento di cane mimetizzandosi nell'ambiente circostante. Giaceva lì triste, disperato, aspettando un possibile miracolo divino, sperando di non essere colpito e soprattutto cagandosi addosso per la paura (ebbene sì, anche lui conoscenva quel sentimento). Proprio in quel momento un motoscafo dei carabinieri rombò tra gli argini del corso d'acqua fino a giungere a pochi metri dal giovane, accovacciato in posizione fetale e piuttosto ridicola, e un uomo si affacciò dal finestrino del mezzo urlando "Lei è in arresto per..." Non fece in tempo a finire che l'apocalypse grinder era entrato nel veicolo e l'aveva buttato dalla parte del motore, mutilandolo orribilmente mentre qualche risatella scappava ai suoi colleghi.
Così finisce la pazza corsa di Tier, e inizia la folle fuga di Tier (?!?), che tentava di lasciare la capitale navigando attraverso il fiume. Pensieri su pensieri si affollavano nella sua mente, ma li riduceva continuamente a icona poiché nessun neurone del suo cervello poteva andare sprecato per futili attività, tanto era faticoso pensare ad una maniera per scappare dalle forze dell'ordine. Un bizzarro spettacolo allora poteva essere ammirato dai dintorni del Tevere: un motoscafo a piena potenza rimbalzante tra le acque inseguito da altri tre motoscafi, due elicotteri, cinque auto e un uomo in mutande in un carrello della spesa spinto da una scimmia. "Guardi, per il Circo Massimo deve andare a sinistra" urlò un agente al cavalcante individuo, che ringraziò cordialmente e cambiò direzione; nonostante ciò il grind brutaller era sempre in mezzo alla merda. Dopo qualche decina di minuti l'inseguimento non si era ancora concluso, il deathster manteneva una buona distanza rispetto a tutti gli altri e talvolta li mandava a quel paese dal finestrino. Tutto procedeva a gonfie vele, quando accadde l'inevitabile. Tier si accorse di aver precedentemente pestato una volgarissima cacca, e abbassandosi per osservare bene il danno e riflettere sul porcone da utilizzare perse il controllo del mezzo che entrò in collisione con dei fondali poco profondi. Ciò che si accadde dopo fu che il motoscafo volò per diversi metri, ribaltandosi e sfrangendosi nelle torbide acque. Il doomster si ritrovò bloccato nella cabina e immerso fino alla vita, con l'acqua che cresceva di palmo in palmo, e utilizzando le ultime forze che aveva in corpo prima di perdere i sensi esclamò "Beh almeno adesso mi si puliscono le scarpe!"

Capitolo 9: TRACED IN THE SAND



D.Tier aprì gli occhi, ma non vide niente; guardò meglio, e vide un tessuto di cotone. Provò ad alzarsi, ma non riusciva a muovere braccia e gambe. Provò a bestemmiare, ma riusciva ad emettere solo versi incomprensibili. Gli bastò mettere insieme tutte quete nozioni e riflettere un attimo per capire tutto: era bendato, legato e imbavagliato come un salame. C'era un forte odore di pesce, salsedine, e il rumore di una barca a motore; probabilmente doveva trovarsi in mare, visti anche i forti scossoni. Iniziò a dimenarsi come una trota sperando di slacciare qualche nodo, ma non ci riuscì, per cui urlò cercando di farsi notare. Poco dopo un rumore di portellone aperto e una serie di passi nella sua direzione si fecero udire, ma più degno di nota fu il calcio nel ventre che il brutallaro si beccò poco dopo, commentato da una voce maschile. "Vaffanculo stronzo, sta zitto! Ahia, mi hai fatto pure male..." L'uomo (o almeno presunto tale) tornò indietro zoppicando e il portellone si richiuse come era stato aperto; la stanza tornò in relativo silenzio. A questo punto D.Tier non aveva niente da fare per passare il tempo, quindi decise di sbattere i piedi per terra. Pochi minuti dopo il tizio di prima tornò indietro con quattro amici e gli mollò una scarica di legnate. "Zitto frocio!" furono le parole che il giovane udì prima di svenire, poi svenne, ma non venne.
Uno schizzo di (apparente) gel caldo colpì il blackster in faccia; "Svegliati merda!" urlò qualcuno davanti a lui. D.Tier aprì gli occhi, ora riusciva a vedere: era in un sotterraneo buio, con tre uomini lì davanti vestiti di nero con il cazzo tra le mani e l'aria appagata, uno in bianco in fondo alla stanza. Un cono di luce proveniente dall'alto lo illuminava, lasciando in ombra il resto della stanza. "Mister P, si è svegliato. E' legato bene, non c'è da preoccuparsi. Dovremmo organizzare dei bukkake più spesso." disse uno dei tipi rivolgendosi alla candida figura in fondo, che poco dopo si avvicinò uscendo dalla penombra. Fu allora che Tier lo riconobbe e sussultò: era il pontefice. Barba lunga e canuta, indossava una tutina bianca con delle righe dorate ai lati delle gambe e delle braccia, scarpe bianche e occhiali con montatura dorata, sotto una maglietta nera con scritto "We hate faggotz". Al colo un catenaccio d'oro con attaccato il crocefisso e il simbolo del dollaro, in testa il tipico copricapo papale, il mitra, un'uzi. Le mani piene d'anelli d'oro e incastonati di gemme preziose, e sulle nocche tatuata la scritta "Jezù Klan".
"Bene bene, siamo giunti alla resa dei conti, fra" disse il papa, mentre faceva il segno della croce. "Finalmente posso vederti in faccia... Agh! Madonna che zio. Ma è questo che ha sputtanato tutto giù a Roma?" disse indicando il giovane e ridendo, ma poco dopo tornò serio. "Sono rogne che non possono essere sistemate subito, ma tanto il cash non ci manca, perché siamo gangstaz e spacciamo dalla mattina alla sera, siamo ricchi bro, quindi non credere di averci fatto un torto. Basterà pagare la gente giusta con la somma giusta. Tutti hanno un prezzo." Mr. P. mollò un cazzotto alla mascella del ragazzo, e si mise a camminare ondeggiando davanti a lui, come se fosse affetto da una semiparalisi degli arti posteriori: in realtà aveva pantaloni con il cavallo molto basso. "Comunque la tua degna opera può essere anche un guadagno, e a noi piace il cash. Qualcuno ha aperto un occhio e ti ha guardato, fra. Il tuo potenziale è grande e possiamo risparmiarti la vita... a patto che tu collabori con noi." D.Tier alzò la testa, colto da un'ondata di attenzione endogena. "Ci farebbero molto comodo le tue qualità fra. Te lo dico, spacchi, però prima devi inginocchiarti a me, zio. Devi riconoscermi come tua unica guida, follow my percorso, niente rimorso, devi obbedire ai miei orders, fuck the beholders, per diventare un grande... come se non indossassi le muta... vabè insomma cioè per diventare il mio erede." Jack sgranò gli occhi sshockato anche dalle pessime rime. "Se accetterai, avrai una vita ricca di grano e figa. E poi diciamolo, questa storia del Cristo e dei grandi valori è old... Siamo uomini moderni, gangsta fra. Ci piace la droga e la figa, tutto qua. Tuttavia, se rifiuterai... la tua vita cesserà di ingombrare questo mondo. Ho detto tutto, a te la scelta. Vado a fumarmi una paglia, see ya." Il vescovo di Roma uscì dalla luce ammiccando e un frastuono metallicò seguì poco dopo. "Father Mother! Dove cazzo sta la scala? Maddafacca! Ah eccola. Beh, aspettate una risposta dal coso lì, e agite in proposito. Niente seghe, peace bro."
I tre uomini in nero dal colletto bianco si avvicinarono al brutallaro legato, ma non fecero in tempo ad aprire la zip che una bestemmia notevolmente pesante prese forma dietro il corpo del giovane per poi andare a colpirli con prepotenza. I tre caddero a terra svenuti e sanguinanti, mentre il bestemmione tornava indietro per slegare il blasfemo, e discioglersi nell'aria. A questo punto Tier era libero, e incazzato. Schioccò le dita, e il tungsteno delle lampadine decise di essere percorso da corrente per evitare di essere annientato dalla sua furia papicida: si trovava in una stanza sotterranea, e alla sua destra delle scale salivano fino ad una porta pesantemente sbarrata. L'occhio cadde su delle scaffalature in metallo appoggiate a terra, dove probabilmente Mr. P. era inciampato poco prima: il folk industrialler le plasmò secondo il proprio volere in un dildo enorme e una spada rotonda. Guardò a lungo la spada rotonda, non riuscendo a capire a cosa cazzo avesse pensato mentre la modellava, poi la lanciò contro la porta che si sfranse in mille pezzi. Mentre Jack saliva una faccia si affacciò, ma fu tranciata di netto dal ragazzo innervosito dal gioco di parole.
Fu così che Tier riemerse in superficie, e potè ammirare la luce del giorno. Si mise un paio di occhiali da sole, e si guardò intorno: si trovava in un'isola tropicale, tutto intorno a lui palme e cespugli pluviali, mentre davanti un monte si alzava per un centinaio di metri per essere sormontato da una immensa villa bianca. Al momento però si trovava in una specie di rimessa per auto e attrezzi, per cui gli bastò frugare un poco in giro per trovare una moto da cross e saltarci sopra alla volta della residenza papale, probabilmente collocata alla fine della via sterrata che stava percorrendo. Il rombo della moto frantumava il leggero brusio della foresta, unicamente sonorizzata dallo sbattere di rami e l'urlare di scimmie e uccelli, e infatti dopo poco attirò spiacevoli attenzioni: due veicoli armati di mitragliatrice sul tettuccio si affiancarono da dietro al mathster, e altrettanti uomini alterati emotivamente si apprestarono a crivellarlo di colpi. Stavano per premere il grilletto quando Tier frenò di colpo portandosi dietro ai due mezzi, che fecero fuoco l'uno contro l'altro, andando a sbandare contro gli alberi. Jack continuò indisturbato il suo viaggio per circa un minuto, quando dovette abbandonare la moto per evitare di fare troppo rumore. Aveva infatti notato davanti a sè il diradarsi degli alberi: una specie di radura, che ospitava un grosso cancello d'oro massiccio e un ingente numero di guardie proprio lì davanti, a fianco delle loro moto. Tier fece un peto con l'ascella e il cancello si scardinò, investendo le guardie che si trovavano fortunosamente lì, e uccidendole. Si avvicinò con cautela e raccolse un mitra e delle munizioni, poi varcò l'ingresso esterno e si apprestò a dirigersi verso una porta della villa, che si trovava davanti a lui. Dopo aver fatto il giro dell'edificio Jack individuò l'ingresso, posizionato davanti a una grande piscina piena di mosaici religiosi sul fondo. L'avant-gardista salì le maestose scale silenziosamente, poi inciampò sull'ultimo scalino facendo un casino della madonna. Un attimo dopo un allegro mucchio di uomini saltarono fuori dalla porta principale armati di armi bizzarre, ma furono sdrammatizzati di colpi. Il ragazzo entrò nel palazzo con fare sborone, impugnando il mitra con una mano e il cazzo con l'altra, incamminandosi adagio in un lungo corridoio tappezzato di tessuto rosso, ammazzando ogni uomo, donna o bambino (e c'erano veramente tanti bambini) che si trovava lungo il percorso, fino a raggiungere un'enorme scala a chiocciola. I nemici, ormai stanchi di essere trucidati così facilmente nonostante la difficoltà del livello fosse settata su Chuck Norris, si misero d'accordo e si gettarono direttamente dalle finestre per risparmiare qualche riga in più di narrazione. Arrivato in cima alle scale, D.Tier si trovò di fronte a una porta ornata di mocassini e schiuma da barba. "Mocassini? Schiuma da barba? WTF?" pensò il giovine metallato, e fu così che stando fermo in questo stato di stupore infantile non si accorse della figura che stava per prenderlo alle spalle, e presumibilmente molto dolorosamente.

Capitolo 10: ENDING



Abbiamo lasciato il giovane D.Tier davanti alla porta dello studio del papa, mentre un losco figuro si avvicinava da dietro. L'avrebbe colpito? L'avrebbe mancato? L'avrebbe martoriato? L'avrebbe non lo so? Infatti non lo so, ma tutti sappiamo che un attimo dopo l'uomo giaceva sul pavimento, sanuginante dal retto, e il ragazzo davanti a lui lo guardava sorridente impugnando il pancreas tra le mani. Lo schiacciò tra le dita e lo lanciò da una finestra, poi si pulì sul tizio appena scviscerato e con un poderoso calcio sfasciò la porta lì vicino, urlando bestemmie in lingue che solo uomini con molta fantasia possono immaginare. In fondo alla stanza, dietro una scrivania, giaceva Mr. P. con la faccia spalmata sul tavolo. Era morto? No, perché si alzò un attimo dopo con la punta del naso bianca, starnutendo. "Bene, allora sei venuto per confermare la tua lealtà verso di me?" chiese Mr. P., alzandosi. "Bacia il mio anello, fra. Dimostrami che mi sei fedele." disse mentre tirava su con il naso e protendeva il dorso della mano verso il viso del giovane. Tier si inginocchiò. Stava per baciare l'anello! Stava per allearsi con il papa! Era stato corrotto dal suo potere? No. Tutto ciò era solo un'efficace burla scenica, perché il fetentissimo metallaro staccò un sacro dito con un morso, tra le grida di dolore di sua santità. "Aaargh, ma sei scemo? ***** *** che figlio di puttana! Ti buco, ti buco!" sbraitò the pope, che tirò fuori un taglierino perché faceva molto suburban gangsta. In risposta il brutallaro scarnificò il dito e lo aggiunse alla sua collezione, poi allargò le gambe piegando le ginocchia, alzò le braccia e fece segno di avvicinarsi. "Ti piace il gioco duro eh, bro?" sdrammatizzò il vescovo, tuttavia era un codardo del cazzo e buttò via il taglierino per estrarre una più conveniente copppia di uzi, e smitragliò il giovane. Il frastuono delle armi si interruppe una decina di secondi dopo, mentre un'enorme cortina di fumo si alzava. "Esci, merdoso! Fatti vedere se hai le palle, yo!" puntualizzò Mr. P. Un attimo dopo percepì un dolore al pube così insopportabile che addirittura nessuno avrebbe mai immaginato di regalare al proprio peggior nemico, e il ragazzo apparve davanti a lui stringendo i suoi testicoli tra le dita, e digrignando i denti. "Buaargh! Brutto frocio! Brutto frociooo!" urlò il papa mentre si contorceva a terra piangendo dal dolore. "Ti ammazzo! Ti ammazzooo... bwaaaa..." Tier fece cadere le palle e si allontanò, per poi girarsi prima di uscire e guardare con aria di sfida il nemico appena sconfitto, ma contrariamente alle sue prodi metalliche aspettative il papa era di nuovo in piedi, vivo, vegeto e più gangsta che mai. "Dilettante" commentò il pontefice, mentre le gonadi risalivano autonomamente lungo il pantalone per infilarsi nelle mutande, con grande sorpresa di Tier. "Non sono un uomo normale, fra. Non sono come voi sfigati che non sapete cosa cazzo sia la real life. Io sono di più! Io sono Mr. P.!" urlò sua santità, e scagliò un cazzotto di proporzioni e intensità bibliche al giovane, che non potè fare altro che incassare andandosi a sfasciare dietro ad una parete, o meglio ciò che ne rimaneva. Si rialzò dolorante solo per ricevere un'altro colpo non preavvisato, e barcollando all'indietro per due metri, precipitò giù dalle scale. Fortunatamente andò ad atterrare su un mucchio di cadaveri molti metri più in basso, ma l'impatto fece comunque molto male.
Era a terra, era stato sconfitto. La vita stava per abbandonare il suo metallico corpo. E non solo la vita, anche la pancia e tutti i fianchi. Era D.Tier, il veleno del Vaticano, il blogger dell'assurdo, il cavaliere dell'open-mindedness, e stava morendo. Sconfitto da chi? Da un beota in tutina che credeva di essere un figo. No. No, non poteva accettarlo! Una rabbia immensa iniziò a scorrere nelle sue vene, gli occhi diventarono rossi, alcuni denti si ruppero, i testicoli iniziarono a roteare, una grande mole di gas fu emanata dal deretano: Tier era tornato. Si portò in piedi, e alzò le braccia: il metallo dei corrimano delle scale iniziò a muoversi, e come una molla volò in alto sfondando il tetto. Le finestre si staccarono e corsero via, le porte chiesero pietà e gli scalini si misero a piangere. Tier tirò fuori il dildo che aveva plasmato nel precedente capitolo, e usando l'ammasso di corpi come tappetino elastico (sì, Tier è in grado di fare tutto, se è incazzato) si proiettò all'ultimo piano, davanti allo sguardo stupito e stupido del papa, che stava facendo una telefonata erotica. Atterrò placidamente sulle mattonelle come una piuma si posa su un barattolo di miele, poi guardò Mr. P. e diede fuoco alla sua tutina con lo sguardo. Il pontefice rise di cuore mentre il vestito si distruggeva, e rimosse di dosso i brandelli di abito infuocati. Sul suo corpo apparivano vari tatuaggi, come una scritta Maradonna sulla spalla destra, il logo enorme del Jezù Klan sul petto, una croce sull'avambraccio sinistro, un bipene alato sul braccio sinistro e il volto di 50 Cent che spuntava divertito dal basso ventre. Tier guardò quest'ultimo disegno con aria schifata. "Ho recensito il suo ultimo album, fa schifo" urlò, poi gli diede un cazzotto talmente forte che un ematoma andò a coprire completamente l'ebanico visino del dolce rapper. Il papa si rialzò guardando il punto dove prima era presente il tatuaggio, imprecando. "Vaffanculo! L'avevo fatto nemmeno un mese fa! Adesso ti apro quella testa open-minded del cazzo che ti ritrovi, maddafacca!" e mollò un calcio volante alla tempia del grinder, colpo aggravato dalla facciata a terra e dal successivo calpestamento delle orecchie da parte di Mr. P. Ma Tier era coriaceo sia dentro che fuori e pure in mezzo e con la sola forza delle orecchie fece scivolare e cadere sua santità, poi gli saltò sopra e i due iniziarono a scazzottarsi violentemente. Dopo questa colluttazione i due rotolarono giù dalle scale, ovviamente continuando a picchiarsi. Mezz'ora dopo e venti metri più in basso i due ancora se le stavano dando di santa ragione, ma la fatica iniziava a farsi sentire. Il papa quindi saltò in piedi e montò sopra una moto casualmente parcheggiata lì davanti, Tier entrò in una jeep e così inizò la grande fuga papale, meglio nota come "Il vergognoso miglio".
I due scattavano attraverso mille stradine sterrate perdendosi di vista, ritrovandosi, insultandosi e sputandosi, ma soprattutto dirigendosi sempre più verso la cima del monte. Prossimi alla sommità il papa era in vantaggio, data la maggiore agilità del suo veicolo, e vista l'impossibilità di effettuare una frenata d'emergenza, con un agilissimo balzo saltò giù dalla moto per ruzzolare malamente a terra, mentre il veicolo a due ruote andava a farsi fottere come succedeva a Tier nei bei vecchi tempi. Il ragazzo, commosso da questa manifestazione di menefreghismo nei confronti della tecnologia, fece lo stesso, ma sbagliò qualche calcolo e si arrotolò intorno ad un albero. Intanto il papa corse verso il cucuzzolo della montagna, inciampando ripetutamente, e una volta arrivato nel punto più alto si bloccò misteriosamente. Jack lo raggiunse lentamente, e giunto lì notò che dietro di lui non c'era l'altro versante del monte, ma uno strapiombo sul mare con un'altezza pari a un paio di centinaia di metri buoni. "Bene. Siamo oggi qui riuniti per celebrare il trionfo di Mr. P., e la squallida morte di questo zio." sentenziò il pontefice, abbandonandosi ad un freestyle di rap, poi aggiunse "Ora crepa, brutta checca!" e spinse con forza il giovane giù dal dirupo.
Peccato che D.Tier nel frattempo si fosse seduto ad ammirare la splendida vista panoramica e riflettere sulla morte dello spirito; fatto sta che il papa si gettò da solo giù dal precipizio, sotto lo sguardo incuriosito del giuovine.

Non è un finale di merda?

No, perché Tier aveva previsto questo fatto. Scattò sugli arti posteriori come una marmotta con due cetrioli nel culo e una banana sotto i piedi, alzò il braccio impugnando il dildo e urlò qualcosa in norvegese. Il cielo si addensò di nuvole, la luce scomparve e un magico fulmine colpì il metallico vibratore, che divenne incandescente; quindi Tier si buttò dal burrone.
L'attrito dell'aria impediva di tenere gli occhi aperti, tuttavia riuscì a scorgere la figura papale che ruotava bestemmiando come una palla ricoperta di anziani giocatori di briscola. Ponendosi in posizione areodinamica fu in grado di raggiungerlo facilmente, e dopo poco si scontrò violentemente con esso. Iniziò una colluttazione aerea che non ha niente da invidiare ai film d'azione di Steven Seagal, collutazione che finì quando Jack riuscì ad infilare il dildo nel culo di sua santità. L'ano, ormai sverginato, permise al giovane di entrarci dentro e demolire il pontefice dall'interno, che esplose in mille pezzi. D.Tier aveva sconfitto il papa. Il resto è leggenda.


Si dice che D.Tier sia tornato a casa usando il dildo come tavola da surf, o che l'abbia usato come aliante, addirittura alcuni sostengono che abbia raccolto i pezzi di papa per costruirci una zattera e colonizzare il Brasile, ma non lo sapremo mai.
Sappiamo però che il brutallaro è tornato a casa, e sta ascoltando black metal.

Edited by blashy - 20/9/2009, 19:50

Grazie a questo post il numero di messaggi presenti su questo forum sarà incrementato di uno.


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CITAZIONE (» M r . C y T y™ @ 26/1/2010, 11:47)
Non cestinate che si sporca il cestino

p'r0osimame+ne s1olo su^l F°ORUM ST\ASRDOù


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Citazioni celebri / Il Topic. / ANALITY GDR image / Le Avventure D.Tier image / La Rivelazione di Jonas il Profondo / Explosions and Boobs

 
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D.Tier
view post Posted on 2/2/2009, 17:49quoteggia

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Ti amo :blash:
 
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Ho letto poche righe poichè ora devo andare a far altro.
Comunque hai uno stile strano, almeno da quel che ho letto.

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Jesus 'Marx SuperStar
view post Posted on 2/2/2009, 17:53quoteggia

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CITAZIONE (AnorexiaNervosa @ 2/2/2009, 17:51)
Ho letto poche righe poichè ora devo andare a far altro.
Comunque hai uno stile strano, almeno da quel che ho letto.

:asd:
 
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view post Posted on 2/2/2009, 18:04quoteggia
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And the people bowed and prayed to the neon God they made.

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CITAZIONE (Blashyrkh_ @ 2/2/2009, 17:46)

Capitolo 1: EPILOGO


:imfao:

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Olliviero Ugo Errante
view post Posted on 2/2/2009, 18:09quoteggia

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plagio :omg:
 
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Okkio a quel ke dici se non vuoi essere perseguito.

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Ti amo violentemente. :omg:

Ti Amo Mon Amour Michele! e non toglierlo [cit.]


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Coas ha le che io onn o ?
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la Puzzolente Polvere Pelosa è libera, adesso scrive:
www.moldymen.com
Nichilovich! scrive:
quanbto mi fanno schifo i vecchi
la Puzzolente Polvere Pelosa è libera, adesso scrive:
=D
Nichilovich! scrive:
ma che siti guardi?
io andavo su young male e poi cl'italia me 'ha oscurato per pedofilia.
 
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STRAMEGAULTRASUPERROTFLMAO

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CITAZIONE (Darth On MSN @ ??/8/2009, ??:??)
*CHE CAZZO E' UN CACCIATORE DI TORNADO?
*CIOE'
*POI LO ALLEVANO?imfao

CITAZIONE (CHO FOCS ON MSN @ ??/11/2009, ??:??)
*io mi faccio cambiare i pacchetti di sigarette solo se leggo ictus tra gli effetti

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view post Posted on 2/2/2009, 20:26quoteggia
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l'inizio è coinvolgente, poi apparte rutti e violenze non riesco più seguirlo :omg:

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:imfao: :imfao: :imfao: :imfao: :imfao: :imfao: :imfao: :imfao: :imfao: :imfao: :imfao: :imfao: :imfao: :imfao: ke figata mostruosa porcodio blash 6 un figo assurdo :re:

CITAZIONE (eMe†H @ 14/12/2009, 09:54)
i bimpiripuppoli

CITAZIONE (geeno-73 @ 15/9/2009, 16:12)
io nella mia classe in secondo garaggiavo con gli altri a chi faceva la scoreggia che si diffondeva di più :omg: il mio record è stato 7 persone disgustate :re: il campione ne ha disgustate 14 :omg:

CITAZIONE
julian scrive:
sei veramente nn al computer?
manuel scrive:
in base a cosa siamo al computer? cioè, io sono non al computer quando mi allontano a tal punto da non vederlo? cioè, quant'è la distanza che un uomo deve superare per ritenersi non al computer o quantè la distanza che deve mantenere per potersi vantare di esserlo? cioè, queste sono le domande a cui tutti vorrebbero rispondere

CITAZIONE (Rezer @ 9/4/2009, 00:23)
mi pare che ero al 43° giro a shangai con la mia super aguri aveva cominciato a piovere e stavo per mettere le gomme intermedie e a cambiare l'alettone anteriore, ero 16° mi pare, e molto deluso perchè ero partito sesto, sento la porta scricchiolare , poi trema il mio letto, poi guardo il lampadario, sentivo la terra tremare e mi sono mangiato l'ultima kinder delice :omg:

CITAZIONE (DJ Maro @ 25/1/2009, 05:14)
2017 in poco più di 15 ore, non credevo se ne potessero fare così tanti, pensavo di arrivare a 1500 o 1600.. ho postato dalle 13.10 circa al blackout delle 4.30, con pause per pranzo, cena e cambiare la lettiera al criceto.. altre pause sono state solo brevissime tipo per bere o pisciare o scrivere un messaggio.. probabilmente andrò a letto verso le 6 e qualcosa, quindi se avessi continuato anche dopo la pausa sarei potuto arrivare a 2200 o 2300, ma sono troppo stanco ora :omg:

il massimo in 60 minuti è stato 150 (e la media era tipo 135), farne 180 (ipoteticamente uno ogni 20 secondi esatti) è umanamente impossibile :sisi:

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ki è il + figo d 43?
CITAZIONE (GREAT BECK @ 18/8/2008, 13:00)
a charmecheik



Modificato da [GM]RonaldinhoNakamuraMaggio4e~ (cit.)
 
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view post Posted on 2/2/2009, 23:22quoteggia
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What you believe to be true is false; What you thought right, wrong

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grande blash :rotfl: porco dio non ce la faccio più :rotfl: :rotfl:
 
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view post Posted on 3/2/2009, 15:03quoteggia
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Un giorno anche io sarò Adalberto Steiner

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/1/2010, 16:12


Occristo. :imfao:

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E ti crogioli in ciò che ora non è più.
E che non ritornerà mai.
 
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view post Posted on 3/2/2009, 15:50quoteggia
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Questa è la mia vita.(purtroppo)

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idolo :sisi:

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violoncello
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view post Posted on 3/2/2009, 16:09quoteggia


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cazzo vi bestemmiate :freddy:

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